«Da primo firmatario della legge sarda, rilevo in questa decisione due elementi. Il primo …
Comunicato pubblicato su Facebook da Gruppo PD Sardegna il 25/09/2026: leggi il post.

«Da primo firmatario della legge sarda, rilevo in questa decisione due elementi. Il primo lo ha colto il presidente de Pascale: per la prima volta il Governo non nega alle Regioni il titolo a legiferare, ne contesta i dettagli. È un passo avanti, che arriva dopo due sentenze con cui la Corte costituzionale ha confermato l’impianto delle leggi regionali. Il secondo è il vuoto normativo che nessuna impugnazione può colmare: manca ancora una legge nazionale, che il Parlamento continua a non approvare».
Così Roberto Deriu, presidente del Gruppo PD in Consiglio regionale e primo firmatario della legge regionale n. 26 del 2025 sul suicidio medicalmente assistito, commenta la decisione con cui il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Consulta la legge dell’Emilia-Romagna n. 10 del 2026. È la terza impugnazione, dopo quelle contro Toscana e Sardegna: in entrambi i casi la Corte, con le sentenze n. 204 del 2025 e n. 148 del 2026, ha respinto le censure statali sull’intera legge, riconoscendo che l’organizzazione del servizio rientra nella tutela della salute, e ha dichiarato illegittime diverse disposizioni che invadevano la competenza dello Stato.
«All’Emilia-Romagna esprimo piena solidarietà – prosegue l’On. Deriu – la Sardegna ha già affrontato lo stesso contenzioso: il Consiglio regionale ha approvato la nostra legge nel settembre 2025, il Governo l’ha impugnata a novembre e a luglio la Corte ne ha confermato l’impianto, dichiarando illegittime le disposizioni che, secondo la Corte, eccedevano la competenza regionale. Quelle disposizioni riguardano materie riservate al legislatore statale, cioè al Parlamento, che dal 2019, anno della sentenza 242 sul caso Cappato, non ha ancora approvato una legge».
Sulle cure palliative, che fonti di Palazzo Chigi indicano tra i motivi dell’impugnazione, Deriu precisa:
«Sul principio siamo d’accordo: le cure palliative sono la premessa della scelta, non la sua alternativa. Lo chiede la Corte dalla sentenza 242 del 2019 e la legge sarda lo prevede. Presto il Consiglio dei ministri dovrà pronunciarsi anche sulla legge del Veneto, la prima approvata da una maggioranza di centrodestra. Sarà una prova di coerenza, e la seguiremo con attenzione: il criterio deve essere la Costituzione, non l’orientamento politico delle Giunte. È una materia che non appartiene a una parte politica, e un malato veneto ha gli stessi diritti di un malato emiliano o sardo.
Le leggi regionali sono impostate tutt’altro che come una sfida allo Stato – conclude l’On. Deriu – infatti intervengono, nei limiti della competenza sanitaria, dove manca una legge nazionale, e sono destinate a essere superate da essa.Finché il Parlamento rinvia, il Governo impugnerà e la Corte correggerà chiediamo al Parlamento di approvare senza ulteriori rinvii una legge nazionale che dia attuazione alle sentenze della Corte e garantisca le stesse tutele in tutto il Paese».