Notizie

Deriu sostiene che le decisioni urbanistiche si riducono spesso alla verifica di conformità, lasciando senza risposta la domanda sul beneficio reale per il territorio. Porta l’esempio delle fasce costiere sarde e richiama casi nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Irlanda, concludendo che le negoziazioni territoriali vanno riconosciute e governate pubblicamente da persone identificabili.

Editoriale ospite in cui Deriu ricorda le estati dell’infanzia a Cala Liberotto (Orosei) e la progressiva vendita dei terreni a privati. Osserva che i piani sulla carta sono stati aggirati da case, sanatorie e strade, e conclude che i piani restano necessari ma non bastano senza istituzioni abbastanza forti da vigilare.

Recensione dell’edizione inglese del saggio di Deriu, secondo cui l’urbanistica non è una scienza autonoma ma dipende da economia, demografia e politica. Il recensore collega la tesi alla storia della pianificazione di Newcastle e alle recenti riforme urbanistiche britanniche, notando che il libro non cita il caso di Newcastle.

Risposta di Seltzer al saggio di Deriu su Common Edge: per l’autore la pianificazione è già, in pratica, una negoziazione tra interessi privati ed enti pubblici. Critica l’uso di fonti datate e respinge le proposte di sostituire i piani ventennali con progetti strategici finanziati e di rendere pubblico il tavolo negoziale.

Deriu sostiene che la pianificazione urbana non esiste come scienza autonoma, perché le scelte su dove e come costruire derivano da dinamiche economiche e rapporti di potere. Propone poche regole ecologiche non negoziabili, progetti strategici finanziati e negoziazioni pubbliche e trasparenti al posto dei piani generali ventennali.

Deriu sostiene che la pianificazione urbana non esiste né come scienza autonoma né come potere effettivo, perché i piani arrivano dopo le scelte su economia, demografia e politica. Precisa che non si tratta di abolire piani e norme, ma di riconoscere che la disciplina da sola non governa il territorio.

Presenta il saggio di Deriu: l’urbanistica non è una scienza autonoma né un potere effettivo, e resta la trattativa come politica urbanistica. Illustra la proposta di conferenze aperte al posto dei tavoli chiusi e collega la tesi al caso milanese dell’inchiesta e delle dimissioni dell’assessore Tancredi.

Presenta il saggio, per cui l’urbanistica non è una disciplina autonoma ma l’esito di decisioni prese altrove. Riassume la struttura del libro, dalla storia del pensiero urbanistico alla parte sulla Sardegna, fino alla proposta di un modello basato sul negoziato tra interessi.