Secondo me

Lettera a “La Nuova” sulle fondazioni regionali interuniversitarie

Caro Direttore,
ora che si è abbassato il polverone sulla momentanea chiusura dell’Università di Nuoro dovuta ai suoi problemi amministrativi e gestionali – che evidentemente non avevano niente a che vedere con la legge regionale – si può finalmente discutere in merito al significato politico-strategico della legge che istituisce le fondazioni regionali interuniversitarie a Nuoro.
Prendo spunto dai prestigiosi contributi del nostro Marcello Fois sulle colonne de “La Nuova” per esporre la mia modesta opinione in merito.
Lo faccio per rendere conto di quindici anni di lotta politica partendo dall’obiettivo, cioè dare a Nuoro e al suo territorio una nuova prospettiva, un nuovo orizzonte, un nuovo manifesto dello sviluppo attraverso anche una strategia culturale.
Oggi tale strategia conosce una nuova stagione di convergenza delle forze politiche, premessa essenziale per superare la crisi di Nuoro iniziata con la Seconda Repubblica.
Una crisi politica, prima di tutto, nella quale ha prevalso lo smarrimento della unità sostanziale nel sostegno alle strategie di sviluppo, unità che va ricostituendosi nei due voti quasi unanimi coi quali sono stati approvati i provvedimenti di istituzione delle due nuove fondazioni culturali regionali interuniversitarie, con sede a Nuoro.
Resta ai margini di questo processo il Comune di Nuoro, che rischia di trasformare il suo orientamento civico in un orientamento equivoco.
Voler far esaurire tutto a livello comunale riduce Nuoro da Capoluogo, centro di elaborazione culturale, di erogazione di servizi importanti come quelli sanitari, di riferimento di zone industriali veicolo di modernizzazione di territori che appartenevano fino agli anni Sessanta all’area del sottosviluppo, a piccolo borgo rurale.
La città di Nuoro, invece, può e deve essere nuovamente un riferimento importante e per farlo è necessario modernizzare le infrastrutture in vista del grande progetto, vale a dire l’Einstein Telescope.
Il polo dei due Atenei sardi, finalmente riconosciuto come strategico dalla Regione e strategia dal territorio, diventa funzionale a questo ulteriore traguardo.
Una università alla ricerca di un insediamento tribale, dell’identificazione etnica, con operazioni di falso storico, rischia di ridurre la città a quel “piccolo” paese che era prima di diventare sede di un vescovo.
Le letture del disordine, o meglio le disordinate letture della società nuorese devono cogliere il fatto che esista un movimento che sta riportando al centro Nuoro e il suo territorio, grazie all’Einstein Telescope, e poi ci sono dei movimenti equivoci, controcorrente, che non colgono l’importanza del momento. Ed è strano che proprio chi si è candidato a fare il parlamentare europeo non voglia partecipare e guidare questo processo, ma diventi anzi un ostacolo al processo stesso.
Si è sprecato tanto tempo a discutere su chi comandasse all’Università di Nuoro, quando invece l’unica cosa da fare era sciogliere il nodo della strategicità dell’Università a Nuoro per la Sardegna intera. Nuoro non deve essere un oggetto di soccorso, ma essere un oggetto di investimento. Nuoro non deve chiedere l’elemosina, ma deve piuttosto chiedere sostegno a delle grandi iniziative, promuoverle e sostenerle anche quando arrivano dall’esterno. Solo così, lontano da localismi miopi e ingordigie rionali, si può realizzare lo sviluppo della Sardegna centrale attraverso un rinnovato disegno di sviluppo sostenibile, ad alto contenuto tecnologico, e di nuova emancipazione sociale.

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