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6 domande per 60 consiglieri: Roberto Deriu

Inizia oggi, in questa settimana di fermo del consiglio regionale, la pubblicazione di una serie di interviste che abbiamo racchiuso nel progetto “6 domande per 60 Consiglieri”. La redazione di Corriere Sardo ha inviato le 6 domande alla mailing list dei sessanta consiglieri e consigliere regionali e a partire da oggi, un’articolo al giorno pubblicheremo le loro risposte. 

Roberto Deriu – PD

1. La sanita` ha mostrato tutta la sua debolezza e le sue difficolta` in questi mesi di pandemia. Com’e` possibile garantire assistenza e servizi di alto livello ai sardi?

Nella scorsa legislatura, sono state ristrutturate due delle tre componenti fondamentali della sanità: la rete ospedaliera e l’Emergenza Urgenza. Il terzo ambito, quello della medicina generale o territoriale, è rimasto invece privo di una riconfigurazione e di un aggiornamento del modello. Tale ritardo ha determinato, a parere degli esperti, un rallentamento della reazione al problema acuto ed improvviso della pandemia e, in generale, è fattore di aggravamento del lavoro degli ospedali, determinando così l’affaticamento del sistema sanitario nel suo complesso. E’ alla medicina del territorio che dovrebbe rivolgersi l’attenzione della Giunta del Consiglio regionale in questo momento, perché una rete territoriale adeguatamente formata e rafforzata, potrà costituire il tessuto sanitario di prossimità, cioè il vero e primo presidio del cittadino e della sua salute, evitando che l’insieme della domanda sanitaria si scarichi sugli ospedali, determinandone i pericoli di blocco. La pandemia ha messo in luce anche questo tipo di debolezza, soprattutto in relazione a quello che è accaduto nelle case di riposo. 

2. La pandemia ci ha ricordato quanto la nostra isola non sia al passo con la digitalizzazione. Quanto e` possibile investire per stare al passo con i tempi?

Anche in questo caso bisogna avere memoria di quanto accaduto nei cinque anni precedenti: l’assessore Gianmario Demuro aveva predisposto un piano di infrastrutturazione telematica che, se interamente realizzato, ci avrebbe consentito di disporre di una rete molto più moderna e rispondente alle necessità attuali. A seguito delle sue dimissioni, nel 2016, quell’intervento subì una battuta d’arresto fino ad oggi. Senza l’infrastrutturazione di base non è infatti possibile agire sui dettagli arrivando sino ai servizi per gli utenti. Per cui, molto banalmente, bisognerebbe ricominciare da dove si è interrotto il lavoro. 

3. Abbiamo una rete ferroviaria tra le piu` scadenti d’Italia, non ci sono collegamenti tra gli aeroporti, siamo costantemente dipendenti da decisioni altrui e ricattabili per quanto riguarda i collegamenti aerei e marittimi. Quali sono le soluzioni?

Per quanto riguarda i collegamenti ferroviari interni, questo è il momento di progettare in Sardegna l’impianto di una rete con gli standard europei, soprattutto rispetto alle linee inesistenti ancora oggi, come l’Abbasanta-Nuoro-Olbia. E’ il momento perché, a seguito della pandemia, sono disponibili ingenti risorse destinate agli investimenti. E quello della pianificazione degli investimenti futuri è forse il banco di prova principale della Giunta regionale attuale. Rispetto ai collegamenti esterni, la narrazione del “ricatto” non mi ha mai persuaso completamente, perché in termini di continuità territoriale, la materia è condivisa tra Regione e Governo ma il potere di iniziativa è in realtà in capo alla Regione. A noi spetta cioè la proposta delle soluzioni. La mia impressione è che noi in questa materia più che progetti abbiamo desideri, e cioè il desiderio di poter varcare il mare in continuazione, magari senza costi e senza organizzazione, nel modo più semplice ed economico possibile. Però, individuato il “cosa”, tralasciamo il “come”. 

4. In che modo si puo` far coincidere la salvaguardia dell’ambiente e lo sviluppo del territorio e offrire comunque alla cittadinanza un orizzonte di crescita?

Se io rispondessi a questa domanda dando la soluzione esatta e definitiva al problema, immediatamente dopo dovrei prendere l’aereo per Stoccolma per andare a ritirare il Premio Nobel per l’economia. Diciamo, invece, ciò che potrebbe essere un punto di partenza per ogni politica regionale: nel rispetto della legislazione ambientale (piuttosto severa in Italia) vanno incentivate le micro e piccole imprese, artigiane e commerciali (quello che io chiamo il “Ceto dei coraggiosi”) che sono il luogo della creatività e della versatilità distributiva e produttiva, ma nel contempo la vittima preferita della burocrazia, amministrativa e finanziaria, dello Stato, della Regione, degli Enti locali. 

5. Qual e` la ricetta per fare della Sardegna un’Isola attraente tutto l’anno?

La Sardegna è attraente tutto l’anno. Semmai il nostro problema è come incrementare il turismo. E allora abbiamo i seguenti problemi. Primo: costo e disponibilità dei trasporti. Secondo: qualità e quantità del sistema ricettivo (e indotto). Terzo: azioni di contesto, come l’animazione culturale e la fruizione dei beni ambientali, storici, artistici e urbani. Come sappiamo, il turismo non è una politica di settore, ma è una politica di contesto, di sistema. Cioè: è l’insieme dell’ambiente che si rende disponibile e attraente per il turista, per cui bisogna che la scelta di fare del turismo una voce sempre più importante del PIL, orienti tutte le decisioni nei diversi settori economici e sociali. E’ difficile fare turismo in un luogo che, pur bellissimo, è abitato da persone che non ci credono. 

6. Un bilancio politico e amministrativo di questi primi 15 mesi di Governo. 

Sotto il profilo politico è evidente che la maggioranza è paralizzata dalla sua conflittualità interna, che noi avevamo previsto all’indomani delle elezioni, per la particolare struttura del Consiglio regionale: infatti, nella maggioranza, non vi sono gruppi numericamente abbastanza forti da guidare gli altri. Per cui, non essendoci un partito-guida, ognuno rivendica per sé questo ruolo, con la conseguenza di privare la maggioranza stessa per l’appunto di una guida. Dal punto di vista legislativo, il Consiglio regionale attuale si è finora dimostrato inidoneo, a causa delle divisioni della maggioranza, di varare riforme a vasto raggio, limitandosi a prorogare provvedimenti assunti nella precedente legislatura, oppure ad introdurre limitate e, a volte banali, modifiche all’ordinamento. Sotto il profilo dell’amministrazione, si nota la grande difficoltà della Giunta di porre sotto il suo controllo gli apparati burocratici, e ciò avviene particolarmente nei tempi di attuazione dei singoli provvedimenti. Di ciò iniziano ad accorgersi anche il cittadino comune e soprattutto le imprese, perché i tempi di realizzazione di ciò che si decide risultano essere incompatibili con la normale vita sociale ed economica. Il bilancio non può essere pertanto positivo, e non credo di formularlo in questo modo solo perché sono parte dell’opposizione. Ci sono fatti incontrovertibili, sotto gli occhi di tutti, a dimostrarlo.

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